Un contributo all’economia circolare: i materiali a basso impatto ambientale

Il piano europeo sull’economia circolare, come vedremo con particolare attenzione per il settore della produzione sostenibile, implica una maggiore consapevolezza da parte delle aziende produttrici del problema che va dall’impatto ambientale e sociale ad una consapevolezza diretta a far emergere un’attenzione su l’intero ciclo del prodotto.
Per comprendere al meglio la distinzione tra materiali riciclabili e da riciclo bisogna guardare al fine vita del prodotto. I materiali riciclabili sono quei prodotti il cui materiale può essere modificato, riciclato e risultare così idoneo a dar vita ad un nuovo prodotto anche totalmente diverso mentre, i materiali da riciclo costituiscono materiali più virtuosi poichè la quantità di rifiuto prodotta è minima dato l’impiego di materiali già riciclati che tornano in circolo attraverso la realizzazione di un nuovo prodotto. Ma a cosa ci riferiamo quando parliamo di materiali da riciclo? Ci si riferisce sia a materiali sintetici, derivati da petrolio, che a materiali naturali, di scarto quale quello agricolo quindi materiale totalmente bio.
Dai materiali di riciclo sintetici, ad esempio, si ottengono tessuti realizzati dai filati derivanti delle bottiglie PET o dalle reti da pesca recuperate negli oceani ma anche resine e polimeri. I fondi di caffè, invece, vengono sfruttati per realizzare tessuti spesso mescolati con fibre da riciclo PET oppure ancora le alghe, che spesso infestano le coste o i mari, vengono raccolte e mescolate con altri materiali, quali erba espansa, al fine di ottenere materiali elastomeri per la realizzazione di scarpe o intessiture per zaini.
L’impegno verso la sostenibilità ambientale si fa sempre più forte proprio nel settore moda a causa dello spreco di materiali, per la difficoltà a garantirne il riciclo nonchè a causa dell’impiego intensivo di risorse naturali; non ultimo, la moda, è fondata sulle tendenze che determinano un ciclo di vita del prodotto molto breve.
Varie e diversificate sono, quindi, le possibilità esistenti nel mercato in tema di materiali ecosostenibili: ma, quale procedimento dovrebbe intraprendere l’azienda per perseguire questi obbiettivi? Non vi è una risposta univoca in tal senso ma ciascuna azienda produttrice, commissionando uno studio sul ciclo di vita del prodotto, atto ad evidenziare qual’è l’impatto ambientale del bene realizzato, dall’estrazione delle materie prime, passando dalla lavorazione sino alla vendita, all’utilizzo del bene e al fine vita del prodotto, è in grado di verificare quella che è la fotografia reale dell’impatto ambientale durante l’intero ciclo produttivo e non e valutare ed apportare, conseguentemente, migliorie in tema di sostenibilità.
Nel settore dell’abbigliamento sportivo, ad esempio, il marchio “Patagonia”, rappresenta una vera eccellenza. Si rammenta, a titolo esemplificativo, la campagna promozionale il cui lo slogan era “Non comprare questa giacca” il cui preciso intento era di sensibilizzare il consumatore a interrogarsi sull’effettivo bisogno di quel bene nonché a cosa ci fosse dietro il prodotto inteso come ciclo produttivo.
E’ un messaggio estremamente dirompente che va, paradossalmente, contro la stessa azienda dandone, tuttavia, un’immagine forte per quanto riguarda il proprio impegno in materia di sostenibilità. Ma Patagonia investe anche e soprattutto nell’ambito del cosiddetto “fine vita” del bene, confezionando tutorial sulle riparazioni che gli stessi consumatori possono fare sul prodotto acquistato o creando programmi attraverso i quali i propri clienti possono restituire i capi che non possono essere riparati presso negozi
specializzati.
In conclusione, una presa di posizione seria sulla sostenibilità deve avvenire soprattutto intervenendo sui processi aziendali non seguendo solamente le logiche di marketing fini a loro stesse. La conseguenza del cambiamento climatico costringe l’uomo a riconsiderare l’importanza dell’ambiente in cui opera: l’approccio alla sostenibilità, pertanto, deve tener conto sia dell’aspetto ecologico sia dell’equità sociale, intesa come rispetto delle persone, dei lavoratori, dei consumi.

Avv. Carla Bono – (c.bono@giantinigianfaldoni.it) carlabono.a@gmail.com

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